(Scritto da Alessandra)
Chi il giorno 8 novembre si fosse sintonizzato, intorno alle 9,30 del mattino, sulle stazioni di radiouno, trasmissione "radio anch’io", avrebbe potuto assistere ad un gustoso siparietto tra due sardi a denominazione di origine controllata ma soprattutto garantita: Francesco Cossiga e Arturo Parisi. Ci sarebbe stato da ridere, se l’argomento non fosse stato terribilmente serio: missioni italiane all’estero. Nonostante la gravità e l’importanza della tematica da affrontare, i due si sono salutati come se, anzichè in studi radiotelevisivi, si fossero incontrati nella Sassari vecchia. Come dire, Saxa Rubra o Carrera Longa per me pari sono.. La cionfra sassarese non conosce confini, né fisici né morali. Altrimenti non sarebbe cionfra.
Non mi soffermo sul botta e risposta iniziale fra ministro ed ex-presidente della Repubblica ("Artù, a te lo ricordi che ti ho insegnato io a giocare alla guerra con i soldatini di piombo?" "No, Francè, di pace dobbiamo parlare, non di guerra…) e così via in un crescendo cossighiano di spiritosaggini più o meno opportune, visto l’argomento. Ma lui è così, tant’è, lo sappiamo e non ci scandalizziamo né ci meravigliamo più.
E’ sul Ministro, che mi voglio soffermare. Dopo una serie di interventi, a mio avviso tutti improntati al dispregio totale dell’art. 11 della Costituzione Italiana, (ma davvero "l’Italia ripudia la guerra"?), la discussione ha virato su temi particolarmente scottanti, quali le morti per linfomi e leucemie causate dall’ uranio impoverito. L’argomento tocca i Sardi su due fronti: il fronte militare e il fronte civile. Nell’Esercito italiano ci sono tantissimi soldati sardi che hanno scelto la carriera militare per sopperire in qualche modo al secolare problema della disoccupazione in Sardegna. E quindi, per una questione di calcolo delle probabilità, nell’elenco di morti o ammalati di linfoma o di leucemia, tanti cognomi ci fanno pensare che molti di loro siano Sardi, come in effetti è. Càpita anche che qualcuno che è ancora vivo vada a finire nell’elenco dei morti, ma nella fretta tutto può succedere…
Ad un certo punto inizia la cosiddetta guerra delle cifre. Il conduttore ne dice alcune, la Menapace, presidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, nel frattempo intervenuta, si rifiuta di farne altre , dicendo giustamente che "fosse anche solo uno, il morto per esposizione all’uranio, si deve indagare", Parisi, apparentemente d’accordo, ne sciorina altre ancora, dicendo che "una cosa sono i morti, altra cosa sono i malati", precisando che c’è una totale assenza di prove sul fatto che vi siano nessi causali tra la presenza dell’uranio impoverito e le morti per tumori del sistema emolinfatico. Poi aggiunge proditoriamente che "del resto, in tutti i settori lavorativi, vi sono casi di malati di tumore". Nel frattempo si sono fatte le 10 e 58, e vanno i titoli di coda, mentre la musica di sottofondo sfuma per lasciare il posto all’ondaverde.
Rimane un po’ di amarezza per questa posizione velatamente insabbiatrice, dai contorni molto poco definiti e per questo ambigui, del Ministro. Stessa posizione guardinga che assume ogni qualvolta le stesse questioni vengono poste relativamente alle stesse patologie presenti non solo tra i militari ma anche tra i civili delle zone della Sardegna dove quotidianamente i cieli sono solcati da aerei militari, dove si sentono sinistre esplosioni, dove i bambini nascono malformati. Quasi che il bambino Arturo, che giocava a soldatini col ragazzetto Francesco, non sia mai cresciuto e continui a pensare che quelli che lui si ostina a chiamare "azioni militari per la pace" siano sempre e soltanto "giochi". Di guerra, ma pur sempre giochi….
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