Il 21 ottobre in Sardegna si decide per referendum la proposta di modifica dello Statuto che regola i rapporti tra l'Isola e l'Italia. Il modo migliore per avviare su questo blog un dibattito sull'argomento credo sia quello di iniziare a capire quali siano le ragioni di chi voterà e farà votare SI e di chi invece spenderà il suo voto per un NO deciso. E c'è chi si asterrà motivando una scelta che - vedremo nei prossimi post - nasce da ideali ben precisi.
Sul quotidiano on line AltraVoce.net (diretto da Giorgio Melis) un intervento di Andrea Pubusa illustra le ragioni del Comitato per il NO (che annovera tra gli altri Paolo Fois, Francesco Cesare Casula ed Andrea Raggio).
"Non sono d'accordo coi toni catastrofici di molti commentatori sugli appuntamenti politici di questo ottobre sardo. Come sempre, chi non sa o non può affrontare il merito del problemi (in questo caso la legge statutaria) parla d'altro e spesso alla razionalità sostituisce la paura, l'incertezza del domani, l'insicurezza del futuro.
Soru ha già perso ma di proprio pugno. Nessuno lo ha lasciato solo. Vuole rimanere solo, al comando. E così ha sperperato l'enorme patrimonio di consenso e di speranze che i sardi solo due anni e mezzo fa gli hanno donato. Tuttavia, contrariamente a quanto paventa angosciato l'amico Giorgio Melis, è molto probabile che diventi segretario del Pd: ha dalla sua parte un enorme potere politico e una notevole forza economica, e come tutti i magnati che si son dati alla politica, utilizza il potere e la forza economica spregiudicatamente, creando quel lavaggio del cervello delle intelligenze di cui acutamente ci ha parlato e ci parla Chomsky.
Saranno perciò in tanti a credere di difendere il rinnovamento votando chi ne è già un lucido affossatore. Ds e Margherita sono ormai poca cosa e, quindi, il loro sforzo tutto interno alle strutture ormai avvizzite e logore probabilmente non basterà a contrastare la pretesa di comando pervasivo di Soru.
Sul referendum la strategia del presidente è chiara: presentata la legge senza coinvolgimento popolare e votata in Consiglio regionale a tappe forzate, si tratta ora di farle superare lo scoglio del referendum parlandone il meno possibile. Usando i soliti slogan (governabilità, efficienza, rinnovamento), ma nascondendo il contenuto della legge. Le ragioni sono abbastanza evidenti: Soru ha già detto, per voce dei suoi consulenti e di Dadea, che promulgherà la legge anche se, pur prevalendo i No, non si raggiunga il quorum. Ed anche qui è bene che gli esagitati soriani di ferro si tranquillizzino: il quorum non sarà raggiunto. Lo dicono le esperienze referendarie del passato. Il 33% non è stato raggiunto neppure nel 2006 nella consultazione contro la revisione costituzionale di Berlusconi!
Per di più, il presidente, venendo meno ai suoi doveri, omette, pur di raggiungere questo risultato, l'informazione istituzionale che in queste consultazioni è doverosa. La ragione di tutto questo non sta, come credono in molti, nella difesa del presidenzialismo o della governabilità. Su questo si può sempre trovare un accordo in un ambiente in cui i presidenzialisti, da An a Prc, sono in larghissima maggioranza. La cosa che sta veramente a cuore al presidente è la parte della legge che legittima il suo conclamato conflitto d'interessi.
Soru vuole essere presidente e imprenditore; vuole mantenere il controllo delle proprie aziende anche quando esercita le funzioni istituzionali, vuole - lo ha scritto nella Statutaria - poter partecipare alle gare indette dalla Regione e vuole poter far presiedere le gare a dirigenti di sua fiducia, la cui nomina e revoca è rimessa al suo insindacabile volere. Vuole che un contenzioso fra le sue aziende e la Regione non comporti - come per i normali mortali e come è oggi - una incompatibilità con la carica di presidente. Vuole poter essere presidente e parte di un giudizio, a mezzo di fiduciario, contro la Regione!
Vuol decidere procedure importanti in campo edilizio e non solo, a cui partecipino imprenditori di riferimento su scala regionale e nazionale, esercitando, se del caso, quel potere di deroga che col Piano paesaggistico si è assegnato. Vuole avere il potere di bloccare le iniziative economiche dei suoi avversari. E per ottenere questo è disposto a tutto. Per questo ha fatto della legge statutaria una lex ad personam. Non è sceso e non scende ad alcun ragionevole compromesso perchè non è trattabile la parte che legittima il suo conflitto d'interessi.
Si obietta: alla statutaria non c'è alternativa. Beh, lo si diceva anche per la Costituzione europea. Eppure la sua bocciatura da parte di Stati importanti non ha determinato nè la fine del mondo nè dell'Europa. Semplicemente si sta lavorando a fare un'altra Costituzione, che raccolga il consenso di chi è stato dissenziente sul primo testo. Ed ugualmente avverrà in Sardegna se la Statutaria verrà bocciata: si farà una nuova legge con un presidenzialismo più temperato, previa modifica dello Statuto nella parte che ingessa l'attuale situazione; si disciplinerà davvero il conflitto d'interessi prevenendolo, ossia disponendo l'ineleggibilità dei grossi imprenditori; si salverà l'attuale disciplina referendaria sarda (una delle più avanzate d'Italia, riformata durante la Giunta sardista e di sinistra dell'indimenticato Mario Melis, lui sì presidente dei sardi!) e si creerà un ordinamento regionale con un bilanciamento di poteri anche sul piano territoriale fra Ente Regione e Autonomie locali. Niente di stravolgente. Solo una buona legislazione.
Ma si grida al lupo al lupo! Soru è sotto assedio da parte degli oligarchi, aiutati dagli utili idioti del Comitato per il No. È una storia così vecchia e ripetuta da essere noiosa. Le oligarchie (anche in Grecia e a Roma) sono sempre sfociate in monocrazie se non c'è stato una forte movimento democratico capace di battere entrambe. Ed oggi il copione si ripete. Soru vuol sostituire se stesso agli oligarchi, vuol rimanere solo al comando, arbitro unico delle istituzioni, dei partiti del centrosinistra, dell'economia sarda. Gli oligarchi resistono e contrattaccano sul fonte interno ed esterno.
A queste due prospettive se ne oppone una terza: quella democratica, quella che punta al ripristino delle regole democratiche, rinnovandole, quella che vuole una democrazia governante e partecipata. Ed allora evitiamo inutili confusioni, gli schieramenti non son due: pro o contro Soru. Anche qui, secondo un copione storicamente ben noto, gli schieramenti son tre: ci sono i difensori dell'oligarchia, i fautori del principe e i democratici. Ecco il Comitato per il No, di cui non fanno parte tutti quelli che si schierano contro la Statutaria, ma una parte di loro, quelli che la criticano dalla prima ora, intendo il Comitato a cui mi onoro di appartenere insieme a Andrea Raggio, Francesco Cocco, Tonino Dessì, Luigi Concas, Francesco Cesare Casula, Paolo Fois, i giovani Scroccu, Palmas, Dore e tanti altri intellettuali.
Non abbiamo nessuna ambizione politica, non aspiriamo ad alcun posto di governo o di sottogoverno, non elemosiniamo consulenze: ci consideriamo parte della riserva democratica di questa Regione e per questo siamo in campo, vogliamo solo una legge statutaria diversa, più equilibrata, che consenta ai sardi di partecipare alle scelte, di deretminare il proprio futuro. E manteniamo questa posizione con assoluta tranquillità, con limpidezza ed orgoglio: siamo sempre stati contro l'oligarchia e siamo oggi contro la monocrazia. Crediamo che sia la posizione più ragionevole e più giusta, perchè una democrazia efficiente e partecipata risponde agli interessi generali dei sardi e delle giovani generazioni."
1 commento:
C'è già un passo avanti, il referendum non si fa una domenica d'agosto. Il quorum non si raggiungerà comunque, si sono anche preoccupati di mandarmi una cartolina ad Hong Kong parlandomi di rimborso spese per i residenti all'estero.
Neanche potendo sarei partito comunque, ormai la mia fiducia per le istituzioni è sotto le scarpe, non spenderò mai più neanche un minuto a preoccuparmi di referdendum e promesse elettorali, tanto non serve a niente. Placebo allo zucchero per chi vuol sognare di avere un mondo migliore con la democrazia.
Posta un commento