Tratto dal blog Giramundo (http://giramundo.splinder.com/) :
Un pescatore di aragoste contatta Sabina Guzzanti per sensibilizzarla sullo spopolamento del mare nella Sardegna occidentale. Inizialmente non interessata, l'attrice si entusiasma quando scopre il passato di operaio alla Fiat del pescatore. Non solo, ma allestire uno spettacolo per attirare l'attenzione dei media sulle aragoste…
Le ragioni dei pescatori
I pescatori di Teulada sono usciti per 10 lunghi mesi a partire da novembre 2003 con le loro barche nelle zone interdette impedendo le esercitazioni delle forze armate di 12 paesi sul loro mare. Alla fine della loro solitaria lotta l’ex sottosegretario Cicu è dovuto scendere a patti concedendo gli indennizzi; ma i pescatori chiedono la bonifica dell'area, vogliono pescare. I pescatori si sono messi coraggiosamente tra chi sparava e i bersagli e a volte hanno rischiato la vita, essendo stati oggetto di 11 cannonate dai militari. Hanno ricevuto multe e promesse, ma la loro lotta che tocca interessi economici enormi (ogni giornata di esercitazione sospesa significa danni per milioni per l'esercito) è l'unico strumento efficace a loro disposizione.
La loro lotta continuerà “fino a quando non riavranno il mare dei loro padri”.
A TEULADA si esercitano tutti i reggimenti di fanteria corazzata d’Italia, ma ospita anche, almeno due volte l’anno, reparti delle altre nazioni Nato.
È un posto ideale per i conflitti simulati, ci si combatte per terra, per aria e per acqua. Un documento dello stato maggiore italiano lo definisce «la nostra più importante risorsa addestrativa, destinata a rimanere tale nel medio e nel lungo periodo». Il ministero della Difesa ha speso fondi ingenti per dotarlo delle tecnologie più avanzate. Là, per esempio, hanno collaudato l’elicottero d’assalto Mangusta, versione italiana dell’americano Cobra. E dal 2000 il poligono è stato scelto dalla seconda flotta degli Stati Uniti per le esercitazioni di tiro. Da decenni su questa costa si gioca alla guerra. Gli effetti sono devastanti.
Luciano Maricca, leader storico dei pescatori, punta l’indice verso riva. Nel costone di roccia che scende a picco a far da barriera alle onde si aprono crateri di decine di metri prodotti dai proiettili delle navi e dai missili dei caccia, sulle colline appena a ovest di Capo Teulada non cresce più alcuna vegetazione, solo bassi cespugli e pietre. È un deserto. «Così», dice Maricca, «non si può più andare avanti. Distruggono la nostra terra e c’impediscono di lavorare. Nel 1997 era stato raggiunto un accordo che prevedeva indennizzi per le giornate di pesca perdute a causa delle esercitazioni militari. Un’elemosina: quarantacinque euro al giorno per un massimo di 120 giorni l’anno. Se loro sparavano per più di 120 giorni, come di fatto sempre accadeva, niente soldi.
Dal 2004, però, la situazione è cambiata. Il tratto di mare più vicino alla costa è stato chiuso per tutto l’anno. Se ti azzardi a buttare le reti, te le sequestrano e ti mettono multe salatissime….
Prima, dentro il perimetro dei tremila ettari c’erano anche pastori e contadini. Fin da subito, le restrizioni alle loro attività economiche sono state tali e tante che, alla fine, tutti hanno ceduto.
Così, finalmente, l’immenso poligono (il più grande d’Italia dopo quello, sempre sardo, del Salto di Quirra e uno dei più grandi in Europa) resterebbe libero, sgombro per lo sbarco dei carri armati e per i voli radenti dei caccia italiani e americani che sganciano micidiali proiettili su una costa che ormai, dopo più di 50 anni di bombardamenti ininterrotti, è ridotta a una landa desolata.
Quanto il luogo sia inospitale si vede bene in mare dalle barche dei pescatori che puntano verso le portaerei Nato: i pochi arbusti sopravvissuti bruciati dalle esplosioni delle mine; carcasse arrugginite di carri armati-bersaglio sparse un po’ dappertutto; enormi fosse scavate dai proiettili sparati dagli obici; le dune alte sino a dodici metri e bianchissime di Porto Pino, una delle spiagge più belle del Mediterraneo, devastate dalle cannonate delle navi da guerra; una torre d’avvistamento, costruita dagli spagnoli durante il periodo di dominazione iberica sulla Sardegna, ridotta a un cumulo di pietre da un missile sganciato da un aereo da combattimento, senza che si sia mai avuta notizia di un intervento di censura della Soprintendenza ai beni culturali e archeologici di Cagliari. Per non parlare di ciò che sta sul fondo del mare. «Qui sotto», dice Sandro Uccheddu, presidente della cooperativa dei pescatori di Sant’Anna Arresi, «è pieno di residui di proiettili di ogni tipo. Ci sono anche bombe inesplose».
LA RIVOLTA IN PORTORICO. I rischi che potrebbero venire dalla pattumiera sottomarina non sono da sottovalutare. Prima di scegliere Teulada, la seconda flotta Usa sparava i suoi micidiali proiettili sull’isoletta portoricana di Vieques. Da lì la Us Navy è stata costretta a sloggiare dalla rivolta della popolazione, che per mesi ha fatto da bersaglio umano per impedire che i cannoni sparassero. La gente si è mobilitata dopo che alcuni studi scientifici avevano stabilito che a Vieques il tasso di mortalità per patologie tumorali era cresciuto del 34 per cento rispetto all’isola madre, che l’incidenza di malattie polmonari, cardiache e cardiovascolari era superiore alla norma, che agli esami istologici il 45 per cento dei residenti mostrava alti livelli tossici di mercurio, che nel suolo c’era un’anomala presenza di sostanze cancerogene come uranio, arsenico, piombo e cadmio.Da anni i pescatori di Sant’Anna Arresi e di Teulada chiedono, insieme alla bonifica dei fondali, un’indagine medica come quella di Vieques, ma senza risultati…
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