venerdì 23 novembre 2007

Quella quartina...

(postato da Alessandra venerdi 23 novembre 2007)
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Tancas serradas a muru
fattas a s'afferra afferra
chi su chelu fit in terra
l'aiant serradu puru

(Terre chiuse a muro
fatte all'”arraffa arraffa”
se il cielo fosse stato in terra
avrebbero recintato pure lui)

Questi versi, scritti dal poeta/cantore/improvvisatore Melchiorre Murenu, di Macomer, furono ispirati dal

“Regio Editto
Sopra le chiudende, sopra i terreni comuni
e della Corona, e sopra i tabacchi,
nel Regno di Sardegna.
In data del 6 d'ottobre 1820
Torino
Dalla stamperia reale
Vittorio Emanuele
Per grazia di Dio
Re di Sardegna, di Cipro, e di Gerusalemme”


Quell’Editto rappresentava il via libera istituzionale alla creazione in Sardegna del modello della proprietà privata. Si chiudevano i terreni prima destinati all’uso comune, un autentico cataclisma nella storia della società agro pastorale dell’Isola, caratterizzata proprio da quell’uso comune delle terre per la pastorizia e l’agricoltura.
Il provvedimento fu accolto con violenti moti popolari. I pastori e i contadini venivano scippati della loro fonte di sussistenza, la terra, mentre si arricchivano i soliti noti. Ognuno, allora come ora, si ribellava con i mezzi che aveva. La risposta del governo sabaudo fu una spietata repressione; i morti si contarono a migliaia. Ci si ribellava anche solo con le parole. Melchiorre Murenu fu uno di quelli. La sua ribellione l’ha cantata come nel suo stile: quella quartina secca, fulminante come una fucilata a balla sola, essenziale e scarna, semplice come una filastrocca, racchiude in poche parole e due rime quasi infantili il disprezzo per chi quel provvedimento aveva voluto. Ma c’è anche una caustica amarezza in quelle parole. E una rassegnazione desolante. Se il cielo fosse stato in terra, quello pure ci avrebbero preso, e l’avrebbero legato, chiuso, bene comune diventato bene privato, godimento di pochi, al quale io, tu, tutti noi, non possiamo più accedere. Quei lembi di costa, odierne tancas serradas, inaccessibili perché teatro di giochi di guerra, perché scenario di ricchi ozi. Di una attualità che urla, il canto doloroso di Murenu.

Melchiorre Murenu, 1803-1854. Cieco dall’età di tre anni, improvvisatore, cantore girovago
Morto assassinato, buttato giù da un dirupo. Chi ha ucciso Melchiorre Murenu? Chi erano quei tre uomini che hanno spento quella voce scomoda? Ma soprattutto, perché lo hanno ucciso?
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2 commenti:

Damiano ha detto...

Un po' mi hai fatto vergognare, lo devo dire. Sono di Macomer e, pensa, da ragazzo passavo le mie serate nel cortile dal quale hanno gettato il poeta mio compaesano. Lo so bene perché lì è stata posta una lapide che avrò letto centinaia di volte. Se ci penso un po' ricordo anche ciò che vi è scritto.
Mi vergogno perché ai tuoi interrogativi finali non saprei che rispondere. Mi vergogno perché so così poco del mio illustre compaesano che con tanta nobiltà si oppose all'ennesimo sopruso.
Grazie per questo post.
La vergogna è un potente motore per spingermi a informarmi.

Anonimo ha detto...

Vergognarti perchè, Damiano? La conoscenza non può mai arrivare a compimento, c'è sempre qualcosa (molto) che non sappiamo e non conosciamo. La conoscenza è fatta di tanti piccoli tasselli, e ogni volta che ci impadroniamo di un nuovo tassello ne dobbiamo gioire, perchè diventiamo comunque migliori. E soprattutto è bello condividere con gli altri la nuova conoscenza. Ma Dio mio, come ci sta facendo diventare filosofi un povero cieco vissuto duecento anni fa... E chi lo avrebbe mai detto, che quel personaggio un po' bizzarro e un po' misterioso, temuto perchè diceva la verità, ma anche deriso perchè comunque "diverso", sarebbe stato così drammaticamente attuale a distanza di due secoli? Ecco, se di una cosa ci dobbiamo vergognare, noi Sardi, è quella di permettere che ci siano ancora tancas serradas e che, sulla nostra terra, ci sia ancora qualcuno che fa a "s'afferra afferra", fra l'indifferenza di molti e l'impotenza di pochi.
Grazie per il tuo post.