giovedì 18 ottobre 2007

21 ottobre: perchè mi astengo

Anche l'elettore più distratto ha percepito l'assoluta inconsistenza della tornata referendaria in calendario per domenica prossima.

Il 21 ottobre di un anno fa in Sardegna era una magnifica giornata di sole. Era sabato. E come tutti i fine settimana di ottobre anche un anno fa le spiagge erano affollate. Pochi turisti, per la verità. Ma si sa che non è più stagione. Bene, sono convinto che se il clima si conserverà mite e soleggiato non sarà improbabile che le code non le troveremo ai seggi ma bensi sulle strade del rientro da Platamona, dalle Bombarde o dal Poetto.

In fondo che ne sa l'elettore sardo di questo referendum? Come dite? Ah, già, non si è informato... è solo disinteresse. Chiedo a voi allora quali fonti hanno assicurato un adeguato livello di informazione in queste ultime settimane. Assente il dibattito - dibattito vero, intendo - sui giornali stampati, sui canali radiofonici e televisivi, sia privati che - peggio ancora - pubblici. Nella totale non informazione c'è anche chi domenica scorsa ha scambiato il seggio elettorale del Partito Democratico con quello del referendum. Ha avuto modesto conforto chi ha ricercato sul web notizie sull'argomento. Si rimbalza dal sito del Si a quello del No, anche se non mancano interventi di spessore pro o contro la nuova legge statutaria. E questo si, va detto, ma solo per onor di cronaca.

Io comunque mi asterrò. Perchè non condivido ne la forma ne la sostanza di questo forzoso referendum.

La forma, intanto. Non condivido le modalità di coinvolgimento di un intero popolo - quello sardo, appunto - chiamato a decidere nella totale disinformazione del suo rapporto con uno stato talvolta lontano, più spesso assente. I Sardi (tutti, residenti e non) hanno il diritto di poter decidere del loro futuro in prima - e non per interposta - persona. Devono poter essere consapevoli delle scelte e sentirsi responsabili, verso i loro figli, verso le nuove generazioni, verso se stessi. Riscrivere le regole di un matrimonio imposto aiuta a sopportare il matrimonio imposto. Se si impongono anche le regole tutto diventa più difficile. Perchè le regole le hanno scritte gli stessi che continuano a voler imporre ai sardi questo matrimonio di interessi. Come dite? Pensate che questo referendum sia proprio lo strumento adatto a coinvolgere un popolo intero in prima persona. Beh, allora fate attenzione all'inganno.

E qui serve entrare nella sostanza del referendum. La legge sulla quale siamo chiamati ad esprimere un parere è stata scritta ed approvata dal Consiglio Regionale oltre sei mesi fa. Disciplina dei poteri del Presidente e dell'Assemblea, dei rapporti tra vari organi ed uffici più o meno utili e vitali, si preoccupa di conflitti potenziali per gli interessi degli eletti con quelli dell'istituzione che sono chiamati a rappresentare e ad amministrare. Bene. Pregevoli intenzioni.

Ma perchè non si parla mai in questa legge chiamata "statutaria" - e dico mai, assolutamente mai - del rapporto tra l'Isola di Sardegna e una entità spesso inconsistente e talvolta lontana che noi non chiamiamo Italia ma più semplicemente continente? Chi deve decidere le regole di questo rapporto se non i sardi? Quali condizioni devono esserci alla base di questa unione - se unione deve esserci e se i sardi sono d'accordo, ovviamente?

Ecco, forse su questi temi sarebbe ora di aprire un dibattito vero. Magari iniziando da una assemblea costituente giovane ma saggia e realmente rappresentativa di tutte le "chentu concas" che popolano quest'Isola.

Tutto il resto - siamo seri - è solo un inutile polverone riformatore. Quindi io domenica andrò in spiaggia. Sperando che non piova.

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