Domenica non è stata una gran bella giornata. Freddo pungente, prima spruzzatina di neve sul Gennargentu, vento sufficiente a spazzar via qualche avventuroso tedesco da spiagge oramai umide e desolate, poche sagre di paese e poca voglia di uscire di casa.
E il referendum? Perchè, c'era un referendum? Si, dovevamo dire Si oppure No alla cosidetta Legge Statutaria, quella che regola e disciplina il funzionamento dell'intero apparato amministrativo regionale. Wow!
Se ne sono accorti - apparentemente - solo 15 elettori su 100... quasi nessuno. E di questi la maggioranza ha detto pure No. Per quel che conta, a questo punto. Ma è giusto per il diritto di cronaca.
Molti - ne sono convinto - sono quelli che hanno deciso di astenersi di proposito. Perchè in fondo di questa legge sapevano pochissimo. E si sa che un referendum ti deve coinvolgere, come un pugno nello stomaco, come monarchia o repubblica, come divorzio si o divorzio no, come maggioritario o proporzionale (toh, esageriamo!)...
E invece noi per cosa siamo chiamati a votare? Per decidere del futuro della Legge Statutaria... Ma dei Sardi e della Sardegna si parla mai in questa Legge? Provate a scorrere il documento (è quello in sardo, così lo capiamo tutti). Secondo voi aveva senso un referendum? Obiettivamente...
Iniziamo a parlare di un nuovo Statuto, di una nuova stagione di Autonomia - si, con la "A" maiuscola, avete lette bene. Parliamo prima di quali devono essere le regole del gioco nel rapporto tra Roma e la nostra Isola. Iniziamo a costruire partendo dalle fondamenta e non dal tetto. Chissà...
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